filozofia

Epicuro figlio di Neocle

Epicuro figlio di Neocle e di Cherestrata, fu ateniese, del demo di Gargetto, e fu della stirpe dei Filaidi, come riferisce Metrodoro nel suo libro „Sulla nobiltà”. (…) Incominciò ad avere contatti con la filosofia – come dice egli stesso – quando aveva quattordici anni. Apollodoro l”Epicureo, nel primo libro della „Vita di Epicuro”, riferisce che egli si rivolse alla filosofia perché giudicò in modo negativo i maestri di scuola, in quanto essi non riuscivano a spiegargli quello che riguardava il Caos in Esiodo. Invece, Ermippo afferma che Epicuro era stato un maestro di scuola, ma che poi quando si imbatté nei libri di Democrito, passò alla filosofia…
„Vite e dottrine…” X

Epicuro nel suo giardino

Mentre le circostanze più difficili a quei tempi stavano sconvolgendo la Grecia, egli continuo a vivere lì, facendo solo due o tre brevi viaggi dalle parti della Ionia, a trovare gli amici. E gli amici arrivavano presso di lui da ogni parte, e addirittura rimanevano a vivere insieme con lui, nel Giardino, secondo quanto dice anche Apollodoro, il quale riferisce pure che Epicuro aquistò il Giardino per la somma di ottanta mine.
„Vite e dottrine…” X.10

Cratete ed Ipparchia dalle "Vite e dottrine..." di Diogene Laerzio

«Dalla dottrina dei Cinici fu attratta anche la sorella di Metrocle, Ipparchia. Entrambi erano di Maronea. Amava sia i discorsi sia lo stile di vita di Cratete [discepolo di Diogene], senza mostrare interesse né per la richezza né per la nobilt̀à né per la bellezza di nessuno dei suoi pretendenti: Cratete era tutto per lei. Minacciò perfino ai suoi genitori che si sarebbe uccisa, se non fosse stata data in sposa a lui. Cratete, allora, fu pregato dai genitori di lei di dissuadere la ragazza da questo; egli fece di tutto, e alla fine, non riuscendo proprio a dissuaderla, alzatosi e toltosi i propri vestiti, di fronte a lei, disse: „Lo sposo è questo; questi i suoi averi. Prendi una decisione in base a questo. Costui, infatti, non potra essere tuo sposo, se tu non aquisirai anche il suo stesso modo di vivere”.
Diogene Laerzio

Cratete_Ipparchia

Diogene il Cane dalle "Vite e dottrine..." di Diogene Laerzio

«Alessando, una volta, si mise in piedi di fronte a lui e gli disse: „Io sono Alessandro, il gran re”, „E io”, replicò, „sono Diogene il Cane”. (…) [Un’altra volta] Mentre egli stava prendendo il sole nel Craneo, Alessandro Magno gli si pose in piedi davanti e gli disse: „Chiedimi quello che vuoi”. E quello rispose: „Non farmi ombra” (…) Quando [poi], Alessandro inviò una lettera ad Antipatro, in Atene, per mezzo di un certo Atlia, Diogene, che si trovava presente, disse: „Misero messaggio, da parte di un misero, per mezzo di un misero a un misero”. (…) [Comunque] Si dice, che perfino Alessandro abbia detto che, se non fosse nato Alessandro, avrebbe voluto nascere Diogene…»
da „Vite e dottrine dei più celebri filosofi” di Diogene Laerzio

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Diogene il Cane dalle "Vite e dottrine..." di Diogene Laerzio

«Una volta, aveva chiamato a gran voce: „Accorrete uomini!” e poiché accorse molta gente, egli allora colpì ripetutamente con il bastone, dicendo: „Ho chiamato uomini, non rifiuti”. (…) In pieno giorno se ne andava in giro con la lanterna accesa, e siccome alcuni gli domandavano a che scopo lo facesse, rispose: „Cerco l’uomo”…»
„Vite e dottrine…” VI

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Caesar van Everdingen, „Diogene cerca un vero uomo”

Diogene il Cane dalle "Vite e dottrine..." di Diogene Laerzio

«Diogene, d’altra parte, possedeva una meravigliosa forza di persuasione, così da potere facilmente sconfiggere chiunque nei ragionamenti. Si dice, per esempio, che un certo Onesicrito di Egina abbia mandato ad Atene uno dei due figli che aveva, Androstene, il quale, dopo aver ascoltato le lezioni di Diogene, rimase là. Onesicrito, allora, inviò anche l’altro figlio in cerca di lui, quello più vecchio, Filisco, ma anche Filisco fu trattenuto là allo stesso modo del fratello. Quando da ultimo, per terzo, giunse Onesicrito stesso, si unì ai figli per praticare la filosofia insieme con loro. Tale era la magica forza di attrazione dei discorsi di Diogene.»
„Vite e dottrine…” VI.75